Il segno della materia

Nel panorama artistico odierno ci sono artisti che sviluppano l’intera loro opera in relazione con il dibattito contemporaneo sull’arte e con la critica, alimentandolo e lasciandosene influenzare, altri che invece portano avanti il loro lavoro espressivo in maniera appartata, indipendente dal sistema di pensiero e dal circuito promozione-divulgazione di stili e tendenze. Allo stesso modo si trovano i paladini dell’arte concettuale, tutta pensiero e progetto, processo scisso dal prodotto e in contrapposizione schierati in trincea a protezione i difensori dell’artigianato e del saper fare manuale, dalle contaminazioni delle elucubrazioni espressive. Esiste però







una terza via, un approccio alternativo al lavoro creativo, un’ attitudine che non contrappone ma ibrida i processi e le modalità suddette. Non aliena il saper fare artigianale della tradizione ma lo integra – spesso delegandolo – con i processi concettuali. Procede secondo parametri programmatici che lasciano spazio all’intervento coautoriale del caso e soprattutto prevede una sinergia fra l’istanza progettuale e le procedure realizzative, fra teoria e prassi, fra concepimento ed esecuzione fra intellegibile e sensibile. Una sinergia che coinvolge processo e prodotto, concezione e realizzazione in delega o autoprodotta, elaborazione concettuale e le varie tecniche produttive tradizionali e quelle innovative ad alto tasso tecnologico. In questo contesto va inserita l’opera articolata di Roberto Fanari. Come un nucleo ristretto di artisti, Fanari struttura una complessa articolazione progettuale e procedurale per orche-strare un percorso espressivo inscindibile da una connessa analisi metalinguistica. Pensiero che precede l’azione creativa nella fase progettuale e la accompagna durante il processo realizzativo per sostanziarlo ed effettuare una riflessione sui modi e sul ”perché” della produzione stessa dal punto di vista linguistico e delle soluzioni tecnico-formali. Percorso che nelle sue molteplici declinazioni struttura un dispositivo finalizzato a favorire i processi percettivi, creando dinamiche induttive che ”forzano” lo spettatore a un atteggiamento attivo rispetto all’opera. La percezione è il soggetto principale e la finalità primaria che si traduce nella soddisfazione dell’innata pulsione scopica. Per assecondare queste finalità, Fanari produce, o facilita una serie di ”scarti”, di processi indotti nelle varie fasi della traduzione materica dell’opera come vedremo di seguito. Motore dell’intera operazione, lo ”sguardo”, duplice, dell’artista e dello spettatore (…)