La serie: Nella mia foresta – Paesaggi invisibili



I lavori su tela, vuoi per il mezzo usato, vuoi per il modo in cui si è espressa la visione interiore, rappresentano probabilmente il momento estetico che richiede la visione più ponderata dell’intero progetto. Questo non deriva dal fatto che questo lavoro sia stato eseguito interamente da me: come sai non ho volutamente attribuito al fatto dell’intervento personale un

valore aggiuntivo. Anzi, al proposito, vorrei rammentare quanto ebbi a riferirti a proposito dell’esecuzione di questo tipo di lavoro. Una volta esaurita la fase di assemblaggio e modificazione dell’immagine incisoria, questa e’ stata meccanicamente trasportata sulla tela invece del disegno (come consueto). I passaggi successivi del lavoro manuale da me

realizzato sono stati tutti, o quasi tutti, previsti e voluti nel senso che il lavoro finale è stato ”programmato ed eseguito” in conformità con quanto in precedenza stabilito in funzione della visione complessiva e delle sue ragioni estetiche da me preventivamente ricercate.





Paesaggio invisibile (PI-014) 2014, tecnica mista, cm 240×160



Credo si possa dire che ho ”usato” me stesso nella realizzazione di una parte del progetto così come ho utilizzato altri soggetti nell’ausilio per la realizzazione di altri lavori. L’asservimento totale ad una pre-esistente visione e ad una pre-definita ricerca estetica nasceva dalla necessità di mantenere il controllo sul lavoro in modo tale che virtuosismi

tecnici o visioni del momento non incidessero sull’esito finale così come originariamente ricercato. L’obbligo inevitabile di mediazione (cioè l’uso concreto di un intermediario fisico) tra il ”pensato” ed il ”realizzato” ha comportato, come detto, la necessità di dirigere il lavoro nel suo complesso in modo tale che lo stesso potesse essere poi letto nella sua unitarietà.







Paesaggio invisibile (PI-010) 2012, tecnica mista, cm 184×132



Nel caso di questi lavori il controllo su me stesso si è, quindi, attuato attraverso una disciplina esecutiva ancor più definita alla quale mi sono rigorosamente attenuto: compiere il lavoro in varie giornate di applicazione, mantenere tra una giornata e l’altra uno spazio temporale adeguato e mantenere un continuo riferimento tra il progetto e la sua realizzazione.

Lo sforzo è stato quello di rimanere il più aderente possibile alle istanze originarie evitando che la ”manualità” (e l’abilità) cui inevitabilmente si perviene con l’insistere prolungato di un’attività prevalicasse gli intendimenti estetici interiori. Ho cercato, cioè, attraverso le continue interruzioni ed il ”riprendere da capo” il lavoro, di annullare le ansie

virtuosistiche e la perfettibilità del segno in cui, purtroppo, si incorre nella reiterazione del lavoro. Il cercare di rimanere non-professionista ha in realtà consentito di preservare quell’esito scopico tutto solo immaginato e così in tal modo, almeno spero, raggiunto.



Paesaggio invisibile (PI-020) 2014, tecnica mista, cm 120×50 (Dyptich)



Paesaggio invisibile (PI-014) 2014, tecnica mista, cm 220×170



Paesaggio invisibile (PI-014) 2014, tecnica mista, cm 220×170



La volontà di rappresentare un’ immagine evanescente (la ricerca materica di questo lavoro) insieme alla necessità di creare un opera dotata di potere di evocazione (lo scopo ultimo dello stessolavoro) sono state ricercate e, si confida, ottenute attraverso un procedimento tutto sommato non complesso nell’utilizzo della materia stessa. L’impercettibile modulazione dei diversi neri utilizzati – di volta in volta più opachi o piu brillanti, o via via puri o miscelati- ha

consentito di mantenere una vibrazione scopica continua nell’opera. Allo stesso modo, le modalità di stesura del colore -attuata attraverso ripetute velature o con l’applicazione di una pellicola materica più consistente – ha consentito alla luce (qui usata come protagonista tecnologico al pari di pennelli, tela e colori) di giocare ancora di più con l’opera ed anzi di diventarne ”strumento” fattuale al pari degli altri media – ovvii – utilizzati.



Paesaggio invisibile (PI-021) 2015, tecnica mista, cm 170×122 (elemento 4 – Polittico)



Paesaggio invisibile (PI-021) 2015, tecnica mista, cm 170×122 (elemento 2 – Polittico)



Paesaggio invisibile (PI-018) 2014, tecnica mista, cm 120×50 (Dyptich)



Paesaggio invisibile (PI-016) 2014, tecnica mista, cm 110×90



Una volta ultimata, l’opera ha fatto insorgere, oltre al già rammentato ma transitorio compiacimento produttivo, la reale sorpresa nel vedere come l’esito finale corrispondesse alla pre-visione che ne avevo fatta prima della sua realizzazione. La volontà che aveva spinto in fondo alla creazione di questi lavori era la possibilità di indurre

una pulsione evocativa nella loro fruizione. Si tratta di immagini cangianti che mutano con il cambiare della luce ed anche solo con il minimo e semplice spostamento dell’angolo della loro visuale da parte dello spettatore. Dal nero assoluto in cui appaiono talvolta, si passa all’intuizione visuale fino a giungere alla totale

visione di una immagine nota. Anche qui, anzi qui ancora di più che altrove, lo scarto percettivo nell’apprensione dell’immagine così ottenuta ha raggiunto il suo scopo: passare attraverso la sollecitazione sensoriale per pervenire ad un appagamento emozionale.

Milano 20 Marzo 2013



Paesaggio invisibile (PI-011) 2014, tecnica mista, cm 220×170



Paesaggio invisibile (PI-021) 2015, tecnica mista, cm 170×122 (elemento 1 – Polittico)



Paesaggio invisibile (PI-023) 2015, tecnica mista, cm 220×160