La mancanza di un’immagine primigenia

Guardando il tuo lavoro sembra percepirsi una mancanza di interesse da parte tua alla creazione di un immagine primigenia, quasi che la tua ricerca non si indirizzi alla creazione di un’immagine che possa definirsi originale e si risolva nella combinazione di immagini preesistenti secondo formule percettive nuove. Lí assunto merita un approfondimento. A questo proposito penso che si possa affermare che la creazione di un’ immagine sia un passaggio ineluttabile in chiunque pensi di proporre un lavoro artistico, o almeno ritengo che sia ineluttabile nel mio approccio al lavoro. Se così non fosse mi ritroverei a riproporre una sorta di ready-made elaborato, in cui mi limiterei ad ingurgitare immagini per poi unicamente rielaborarle e vomitarle in un altro luogo in modo da qualificarne l’innovativo (?) contenuto artistico. Mi sembrerebbe, in questo caso, di proporre un approccio manierista al mio lavoro, e questo non corrisponde alle mie intenzioni.






E, dunque, per cercare di rispondere alla riflessione iniziale, non penso di poter avanzare l’idea di un mio disinteresse alla nascita di un’immagine originale. Piuttosto, direi, che ho preferito pervenire alla sua creazione ex-novo attraverso l’azzeramento del disegno, intendendo tuttavia questo passaggio nell’accezione pi˘ classica e tradizionale del termine. Non c’è in questa mia scelta alcuna valenza critica nei confronti del disegnare; banalmente, è un’azione che non riesce ad appartenermi (per ora). Io dunque rinuncio al disegno ma non rinuncio alla VISIONE di una immagine personale, sicchè si può affermare che io disegno con immagini preesistenti. Del resto credo che sia un approccio formale alla creazione non del tutto ignoto.





Basti pensare agli assemblages fotografici fatti con le immagini Polaroid di Hockney, da lui stesso definiti disegni effettuati con il mezzo meccanico. Ora, è evidente che l’esito estetico tra quel lavoro ed il mio progetto è difforme e distante, ma sono i contenuti più profondi sulla ragione recondita del fare artistico che appaiono condivisibili: l’Arte come capacità di GUARDARE, quindi e di IMMAGINARE per poi consegnare ad altri la possibilità di PERCEPIRE. Sono più interessato al senso come possibilità di lettura dell’opera d’arte che non alla speculazione dell’intelletto che per i suoi contenuti (letterari, sociologici, psico-pedagogici) mi sembra destinato a supportare l’apprensione di altre discipline.