La serie: “Sono soli”



Questi lavori rappresentano una sorta di riconciliazione con un’azione interrotta ormai da dieci anni e che da allora richiedeva una sua definizione. Un periodo di tempo in cui la riflessione non è mai cessata ma che allo stesso tempo non ha trovato sfogo e ragione in un’espressione tangibile. Niente di dipinto, nessun disegno, nulla di scritto, nessuna immagine, nessuna forma: niente di niente. Riprendere l’esercizio, rianimare l’azione era un’esigenza impellente che ha trovato modo di riemergere in seguito, durante, a causa o in ragione di una perdita di un affetto importante.

Lo studio della figura umana, già affrontato in passato, è stata così l’occasione per riproporre in modo manifesto l’ansia della meditazione. Il processo realizzativo è stato per molti versi simile a molti altri lavori che hanno preceduto e seguito questo. Anche in questo caso si è fatto a meno del disegno, inteso nella sua accezione più comune, come modalità espressiva degna di successiva manipolazione. La creazione dell’immagine posta a fondamento di questa serie di lavori è perciò avvenuta con il mezzo della fotografia.



(FC-002) 2011 cm 91x64x11

(FC-003) 2011 cm 96x67x12



Sono soli, foglio di ceramica (FC-009) 2012 cm 162x141x12



(FC-010) 2013 cm 149x106x12

(FC-011) 2013 cm 182x134x12



Si è formato un set fotografico e su di un piano rialzato si sono fatte muovere delle persone secondo le indicazioni che si sono rese via via necessarie per creare un’immagine rispondente alle intenzioni e alla visione originaria del lavoro.

Si è così pervenuti ad una accumulazione di corpi privi di movimento espressivo, una sorta di avvicendarsi di linee e di curve in cui il dato più banalmente umano, l’espressione, è stato annientato e zittito, in favore del privilegio concesso alla massa corporea indistinta.

Durante lo shooting si è volutamente soppresso l’esito immancabile del momentum descrittivo che inevitabilmente l’espressione del corpo in movimento o quella dello sguardo portano con sé.



Sono soli, foglio di ceramica (FC-005) 2012 cm 80×91









Così le persone sono state invitate a non guardare verso la camera e in genere a non guardare in alcuna direzione, così contribuendo ancor più alla sensazione di straniamento che si voleva ricreare. L’uso della nudità, poi, ha contribuito alla rarefazione del momento e la ripresa dall’alto ha favorito un ricercato appiattimento dell’immagine che ne ha annientato il significato comune.

Alla conclusione della giornata in cui abbiamo ”disegnato” con i corpi, sono state prodotte un gran numero di tavole fotografiche (così mi piace chiamarle) che in gran parte corrispondevano alle esigenze iniziali: creare un insieme di linee (di segni, dunque) pronte per essere trasformate in qualcosa di altro. Si sono così prodotti i ”disegni” che, appunto, sarebbero serviti alla manipolazione da cui sarebbe poi

conseguita l’opera finale. La parte esecutiva ulteriore è molto simile, nella sua materiale estrinsecazione, a quella utilizzata per la realizzazione di altri lavori. Attraverso il consueto lavoro ”inverso” si è passati dal segno al suo nuovo dimensionamento nella ricerca di volumi , di luci e di ombre che rendessero l’accumulazione corporea significativa e degna di una percezione emozionalmente elevata.

Milano 20 marzo 2013